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Antipasto o secondo? Decidete voi, perché queste polpettine rotondissime sono buone sempre. E sono leggerine, giuste giuste per il post-abbuffata festiva.

Vi servono:

  • 4-5 rondelle di porro
  • 200 grammi circa di radicchio
  • opzionale: un fondo di bicchiere di vino rosso
  • 125 grammi di ricotta di capra
  • una decina di gherigli di noce o mandorle
  • 30/40 grammi di parmigiano grattugiato
  • 70 grammi  pane grattugiato + ancora qualche cucchiaio per la panatura
  • olio evo, sale, pepe, timo

Accendete il forno a 180°.

Lavate e affettate orizzontalmente il radicchio, eliminando il “culetto”. Lavate e tritate 4-5 rondelle di porro. In una padella scaldate un po’ d’olio e quando è caldo tuffateci il porro tritato e, dopo una ventina di secondi, anche il radicchio, aggiungendo sale, pepe e timo. Se volete, sfumate con il vino, altrimenti lasciate cuocere per una decina di minuti, finché si sarà ammorbidito.

Nel mixer frullate le noci fino a ridurle a una farina molto grossolana. Aggiungete il radicchio e tritate ancora. Aggiungete la ricotta di capra fresca,  il parmigiano, il pane grattugiato. Azionate il mixer finché si è tutto miscelato per bene. Formate poi dei palloncini che andrete a passare nel pangrattato. Distribuitele sulla placca del forno su cui avrete disposto un foglio di carta-forno, distribuite qualche goccio d’olio sulle palline e cuocete per circa 15 minuti, finché saranno belle dorate.

***

Parlando di palline… di neve. Avete mai visto Snegurochka? È una fiaba che trae origine da leggende pagane russe e che negli anni ’60 fu trasformata in un balletto, con musiche prese in prestito anche da una versione operistica di fine Ottocento. È una fiaba poco conosciuta in Occidente, è ovviamente punteggiata di realismo sovietico e vale la pena conoscere in questi giorni freddi. È una storia felice dal finale amaro, ma con una catarsi conclusiva: Snegurochka, condannata a non amare se non vuole sciogliersi, inevitabilmente si innamora, e quando rivela il suo amore la “maledizione” si avvera: un raggio di sole la colpisce, facendola liquefare. Il suo amato, Mizgir, disperato, si toglie la vita gettandosi nel lago. Ma il lato positivo, allora? La Primavera. Sì, perché il sacrificio di Snegurochka permette al lungo, interminabile inverno di sciogliersi con lei e al villaggio di ritornare a vivere e lavorare.

 

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