Cènce cicìn si legge così. Proprio così. Sono due belle parole friulane, che messe insieme fanno un suono curioso e golosino. Sembrano dire cin-cin e questo mi piace, da aperitivista impenitente quale sono, ma in realtà significano semplicemente senza carne. Perché questa è la regola-base per quello che cucino e che riporto in queste pagine, quanto e quando riesco. Io sono contenta se capitate qui e vi viene anche solo un’idea per la cena o per stuzzicare. O se, sbirciando tra le ricette, pensate «ma guarda che mappazzone ha combinato questa qui, io l’avrei fatto meglio, tipo così» eccetera – e avrete sicuramente ragione, perché sono una pasticciona, non una cuoca, una a cui vengono le ispirazioni e poi dalle ispirazioni alla realtà, beh cari miei, vi saluto – ma comunque almeno vi ho dato un cacchio di spunto, no?

Quindi. Abbiamo chiarito che su cencecicin trovate ricette rigorosamente senza carne, e questo è sicuro.

Qualche volta trovate del pesce. Trovate pochissimissime uova e sempre sostituite con altro, dove possibile. Non trovate mai latte che non sia vegetale e trovate formaggio con moderazione, meglio se di capra. Trovate farina, per tutti gli usi, tendenzialmente integrale. Zucchero? Meglio poco, integrale perché mi piace di più o sostituti. Trovate quasi mai tofu, che non mi piace granché, né seitan o altri derivati della soia troppo complicati, perché ancora non mi sconfinferano.

Trovate me, che sono friulana, si è capito. Che amo mangiare e provare ricette, scovandole quasi tutte sul web (citerò sempre la fonte, giuro con gli indici baciati, e se dovessi dimenticarmene mazzolatemi senza ritegno), ma sempre cercando di cambiarle secondo ispirazione, e si è capito, e secondo i consigli di qualcuno di più bravo e intelligente. Trovate me, che amo tanto gli animali (qui trovate qualche suggerimento di brave persone da sostenere e seguire, se volete) e nel 2014, sotto Pasqua, ho deciso di provare a non mangiarli più e ce l’ho fatta senza rimpianti né alcuna ricaduta – tutt’ora mi concedo ogni tanto solo qualche pesce. Ho scoperto la passione per la cucina per necessità e relativamente da poco, dopo un’infanzia, un’adolescenza e un pezzo di post-adolescenza in cui ho potuto concentrarmi solo sulle ricette di dolci, il sabato e la domenica, perché le donne di casa, che ho avuto l’onore di avere per mamma e nonne, preparavano meravigliosamente tutto il resto. Quindi so preparare solo cose facili, ma sempre gustose, assicuro, perché mi piace mangiare. E perché chi non mangia carne, chi è vegetariano o vegano, se non sta proprio male o è partito di capoccia come un fondamentalista, non è che rifugge i cibi saporiti, ama flagellarsi tirandosi cactus sulla schiena e nutrirsi di cemento, paglia e crema da scarpe, eh?

Dicevamo: trovate me, che di mestiere, da un po’ di anni, faccio la giornalista declinata prevalentemente in uffici stampa di economia e progetti di innovazione. Me, che ho fatto danza classica per più di mezza vita, l’ho pure insegnata per un po’ e, niente, mi si è proprio conficcata nel cuore, tanto che scoprirete abbinato a ogni ricettina un balletto, una variazione di repertorio ottocentesco o contemporanea, un suggerimento per una sera a teatro o davanti a YouTube, da guardare mentre aspettate che lieviti il pane  o si cuocia un pasticcio, da sbirciare e tenere in sottofondo mentre si impasta, si frulla o si mescola, per garantire una miglior riuscita dei piatti.

Insomma, trovate me, integrale come la farina, ma mai integralista.
Per cui se si va bene ottimo, altrimenti fuori dalle balle.
(Scherzo, creduloni! Potete restare. Dai, entrate.)